giovedì 16 aprile 2009

RITORNO IN CUCINA...

E ditemi voi come potevo riprendere la pubblicazione di post culinari senza farvi vedere le mie 'produzioni pasquali'? Cominciamo con le colombe, mi sono proprio divertita a farle in casa, un altro gusto, altra consistenza, poi vuoi mettere la sicurezza degli ingredienti, anche se in giro, per carità, esistono degli ottimi prodotti ma per quest'anno 'home made products'!!!
Siccome la carissima Marsettina, come ho già detto qualche post fa, mi ha donato un pezzo della sua pasta madre che io sto custodendo gelosamente nel mio frigo, era d'obbligo provae una preparazine che prevedesse l'uso di questa creatura e gira che ti rigira ho deciso di affidarmi nientepopòdimenoche...alle sorelle Simili!!!
Eh, si avevo già visto quelle che aveva fatto proprio Marsettina e mi aveva assicurato che erano buonissime quindi la ricetta ce l'avevo però nel fantastico blog di Cindy ho trovato i procedimento passo-passo per i rinfreschi appositi per la colomba e...ho deciso di provarci pure io...
Però il mercoledì prima di Pasqua dovevo regalare una colomba a mio zio e non ero ancora pronta per quelle con la pasta madre e così ... pensa che ti ripensa... mi è venuto in mente di fare la colomba con la ricetta del panettone Marietta dell'Artusi che avevo già provato a Natale e che ci era piaciuto tanto...e...
....t voilà... detto fatto! Risultato più che soddisfacente a detta degli zii...la ricettina ve la riporto direttamente con le variazioni del caso
Farina finissima gr 300
Olio evo gr 80
Zucchero gr 80
Uova 1 intero e due rossi
Sale 1 presa
1 bustina di levito per dolci
Bicarbonato di soda un cucchiaino, ossia 5 gr scarsi
Arancia candita a pezzettini gr 100
Odore di scorza di limone
1 cucchiaio di liquore Strega
Latte decilitri 2 circa
Ho lavorato il tutto con una frusta elettrica per circa 15 minuti e in ultimo ho aggiunto la bustina di lievito, il bicarbonato e i canditi. Ho peparato la glassa con zucchero a velo, mandorla tritate finissime e albume, l'ho versata sull'impasto che avevo adagiato nello stampo, poi ho spolverato ancora con zucchero a velo, ho messo mandorle a lamelle e granella di zucchero, infornato a 180° per circa 30 minuti.


Eccola pronta ed impacchettata...ah dimenticavo ho fatto anche un disegnino con della glassa verde...

Ma veniamo alla preparazione impegnativa...dunque io vi rimando al blog di Cindy per i rinfreschi della pasta madre dei giorni precedenti...io vi propongo la ricetta a partire dal 1° impasto:

240g di pasta madre infrescata

225 di burro morbido

225g di zucchero

400g di latte tiepido

2 uova

4 tuorli

1kg di farina 00 di forza

Fare la fontana, mettere il latte al centro e sminuzzarci il lievito, aggiungere il burro, lo zucchero e le uova una per volta e impastare bene, lavorando e battendo a lungo.Mettere in una ciotola unta di burro (ungere anche l’interno del coperchio) e lasciare riposare per 12 ore circa a 23/25° (una notte abbondante). Alla fine del riposo la pasta deve essere più che raddoppiata...


...ecco com'era la mia pasta dopo una notte di riposo in forno con la lucetta accesa...

Secondo impasto

50g di zucchero a velo

60g di burro

30g di mandorle tostate e tritate sottili

300g di scorza di arancia candita tritata

2 tuorli

8g di sale

1 stecca di vaniglia, aperta per il lungo ed estraendone i semini con la lama di un coltellino


Glassa

75g di mandorle pelate e tritate

130g di zucchero

50g di albume

Mescolare tutto bene battendo con il cucchiaio


Copertura

40g di mandorle non pelate e tritate

2 cucchiai di zucchero a velo

2 cucchiai di zucchero in granella
Nella ciotola sgonfiare l’impasto al centro e fare la fontana, mettere lo zucchero, la vaniglia e le uova, mescolare con la mano, aggiungere il burro, le mandorle e il sale e mescolare, poi la scorza di arancia e impastare e battere in ciotola a lungo, con movimenti ampi per incorporare aria, finchè l’impasto si stacca dalle pareti.

Quando tutti gli ingredienti sono ben amalgamati, far riposare l’impasto 20/30 minuti in ciotola, quindi dividerlo nei contenitori...

Lasciare lievitare al caldo per almeno 4 ore, ma anche più se occorre.

Coprire quindi con la glassa usando una sac-à-poche o un cucchiaino, distribuendola sui bordi e quasi niente al centro per non appesantire e sgonfiare l’impasto, guarnire con le mandorle tritate, lo zucchero in granella e una spolverata di zucchero a velo.


Infornare a 180/190° per 20/25/30 minuti, a seconda della grandezza dello stampo, regolandosi con lo stecchino e coprendole con la stagnola se colorano troppo.


Con questo impasto io ho fatto 2 colombe da 1 kg e una da 700 gr, queste sono le prime due che ho cotto, avevano lievitato quattro ore, la terza l'ho cotta la sera quando sono tornata da lavoro e devo dire che la sofficità di quest'ultima è stata notevolmente maggiore delle altre due.


Ecco il pacchetto-colomba...
Con queste ricette voglio partecipare anche io alla raccolta di Cindystar: Happy Baking Easter!

mercoledì 15 aprile 2009

ROBERTO SAVIANO ALL'AQUILA...ECCO IL PERCHE'...CREDO!

COPIO E INCOLLO DA:
Roberto Saviano nelle zone del sisma: l'invasione della camorra degli ultimi anni rende alto il pericolo di speculazioni. E l'orgoglioso popolo d'Abruzzo chiede: "Controllateci"
La ricostruzione a rischio clan ecco il partito del terremoto
di ROBERTO SAVIANO

Roberto Saviano con i vigili del fuoco a Onna

L'AQUILA - "Non permetteremo che ci siano speculazioni, scrivilo. Dillo forte che qui non devono neanche pensarci di riempirci di cemento. Qui decideremo noi come ricostruire la nostra terra...". Al campo rugby mi dicono queste parole. Me le dicono sul muso. Naso vicino al naso, mi arriva l'alito. Le pronuncia un signore che poi mi abbraccia forte e mi ringrazia per essere lì. Ma la sua paura non è finita con il sisma. La maledizione del terremoto non è soltanto quel minuto in cui la terra ha tremato, ma ciò che accadrà dopo. Gli interi quartieri da abbattere, i borghi da restaurare, gli alberghi da ricostruire, i soldi che arriveranno e rischieranno non solo di rimarginare le ferite, ma di avvelenare l'anima. La paura per gli abruzzesi è quella di vedersi spacciare come aiuto una speculazione senza limiti nata dalla ricostruzione. Qui in Abruzzo mi è tornata alla mente la storia di un abruzzese illustre, Benedetto Croce, nato proprio a Pescasseroli che ebbe tutta la famiglia distrutta in un terremoto. "Eravamo a tavola per la cena io la mamma, mia sorella ed il babbo che si accingeva a prendere posto. Ad un tratto come alleggerito, vidi mio padre ondeggiare e subito in un baleno sprofondare nel pavimento stranamente apertosi, mia sorella schizzare in alto verso il tetto. Terrorizzato cercai con lo sguardo mia madre che raggiunsi sul balcone dove insieme precipitammo e io svenni". Benedetto Croce rimase sepolto fino al collo nelle pietre. Per molte ore il padre gli parlava, prima di spegnersi. Si racconta che il padre gli ripeteva una sola e continua raccomandazione "offri centomila lire a chi ti salva". Gli abruzzesi sono stati salvati da un lavoro senza sosta che nega ogni luogo comune sull'italianità pigra o sull'indifferenza al dolore. Ma il prezzo da pagare per questa regione potrebbe essere altissimo, ben oltre le centomila lire del povero padre di Benedetto Croce. Il terrore di ciò che è accaduto all'Irpinia quasi trent'anni fa, gli sprechi, la corruzione, il monopolio politico e criminale della ricostruzione, non riesce a mitigare l'ansia di chi sa cosa è il cemento, cosa portano i soldi arrivati non per lo sviluppo ma per l'emergenza. Ciò che è tragedia per questa popolazione per qualcuno invece diviene occasione, miniera senza fondo, paradiso del profitto. Progettisti, geometri, ingegneri e architetti stanno per invadere l'Abruzzo attraverso uno strumento che sembra innocuo ma è proprio da lì che parte l'invasione di cemento: le schede di rilevazione dei danni patiti dalle case. In questi giorni saranno distribuite agli uffici tecnici comunali di tutti i capoluoghi d'Abruzzo. Centinaia di schede per migliaia di ispezioni. Chi avrà in mano quel foglio avrà la certezza di avere incarichi remunerati benissimo e alimentati da un sistema incredibile.
"Più il danno si fa grave in pratica, più guadagni", mi dice Antonello Caporale. Arrivo in Abruzzo con lui, è un giornalista che ha vissuto il terremoto dell'Irpinia, e la rabbia da terremotato non te la togli facilmente. Per comprendere ciò che rischia l'Abruzzo si deve partire proprio da lì, dal sisma di 29 anni fa, da un paese vicino Eboli. "Ad Auletta - dice il vicesindaco Carmine Cocozza - stiamo ancora liquidando le parcelle del terremoto. Ogni centomila euro di contributo statale l'onorario tecnico globale è di venticinquemila". Ad Auletta quest'anno il governo ha ripartito ancora somme per il completamento delle opere post sisma: 80 milioni di euro in tutto. "Il mio comune ne ha ricevuti due milioni e mezzo. Serviranno a realizzare le ultime case, a finanziare quel che è rimasto da fare". Difficile immaginare che dopo 29 anni ancora arrivino soldi per la ristrutturazione ma è ciò che spetta ai tecnici: il 25 per cento del contributo. Ci si arriva calcolando le tabelle professionali, naturalmente tutto è fatto a norma di legge. Costi di progettazione, di direzione lavori, oneri per la sicurezza, per il collaudatore. Si sale e si sale. Le visite sono innumerevoli. Il tecnico dichiara e timbra. Il comune provvede solo a saldare. Il rischio della ricostruzione è proprio questo. Aumenta la perizia del danno, aumentano i soldi, gli appalti generano subappalti e ciclo del cemento, movimento terre, ruspe, e costruzioni attireranno l'avanguardia delle costruzioni in subappalto in Italia: i clan. Le famiglie di camorra, di mafia e di 'ndrangheta qui ci sono sempre state. E non solo perché nelle carceri abruzzesi c'è il gotha dei capi della camorra imprenditrice. Il rischio è proprio che le organizzazioni arrivino a spartirsi in tempo di crisi i grandi affari italiani. Ad esempio: alla 'ndrangheta l'Expo di Milano, e alla camorra la ricostruzione in subappalto d'Abruzzo. L'unica cosa da fare è la creazione di una commissione in grado di controllare la ricostruzione. Il presidente della Provincia Stefania Pezzopane e il sindaco de L'Aquila Massimo Cialente sono chiari: "Noi vogliamo essere controllati, vogliamo che ci siano commissioni di controllo...". Qui i rischi di infiltrazioni criminali sono molti. Da anni i clan di camorra costruiscono e investono. E per un bizzarro paradosso del destino proprio l'edificio dove è rinchiusa la maggior parte di boss investitori nel settore del cemento, ossia il carcere de L'Aquila (circa 80 in regime di 416 bis) è risultato il più intatto. Il più resistente. I dati dimostrano che la presenza dell'invasione di camorra nel corso degli anni è enorme. Nel 2006 si scoprì che l'agguato al boss Vitale era stato deciso a tavolino a Villa Rosa di Martinsicuro, in Abruzzo. Il 10 settembre scorso Diego Leon Montoya Sanchez, il narcotrafficante inserito tra i dieci most wanted dell'Fbi aveva una base in Abruzzo. Nicola Del Villano, cassiere di una consorteria criminal-imprenditoriale degli Zagaria di Casapesenna era riuscito in più occasioni a sfuggire alla cattura e il suo rifugio era stato localizzato nel Parco nazionale d'Abruzzo, da dove si muoveva, liberamente. Gianluca Bidognetti si trovava qui in Abruzzo quando la madre decise di pentirsi. L'Abruzzo è divenuto anche uno snodo per il traffico dei rifiuti, scelto dai clan per la scarsa densità abitativa di molte zone e la disponibilità di cave dismesse. L'inchiesta Ebano fatta dai carabinieri dimostrò che alla fine degli anni '90 vennero smaltite circa 60.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani provenienti dalla Lombardia. Finiva tutto in terre abbandonate e cave dismesse in Abruzzo. Dietro tutto questo, ovviamente i clan di camorra. Sino ad oggi L'Aquila non ha avuto grandi infiltrazioni. Proprio perché mancava la possibilità di grandi affari. Ma ora si apre una miniera per le imprese. La solidarietà per ora fa argine ad ogni tipo di pericolo. Al campo del Paganica Rugby mi mostrano i pacchi arrivati da tutte le squadre di rugby d'Italia e i letti allestiti da rugbisti e volontari. Qui il rugby è lo sport principale, anzi lo sport sacro. Ed è infatti la palla ovale che alcuni ragazzi si lanciano in passaggi ai lati delle tende, che mi passa sulla testa appena entro. Ed è dal rugby che in questo campo sono arrivati molti aiuti. La resistenza di queste persone è la malta che unisce volontari e cittadini. È quando ti rimane solo la vita e nient'altro che comprendi il privilegio di ogni respiro. Questo è quello che cercano di raccontarmi i sopravvissuti. Il silenzio de L'Aquila spaventa. La città evacuata a ora di pranzo è immobile. Non capita mai di vedere una città così. Pericolante, piena di polvere. L'Aquila in queste ore è sola. I primi piani delle case quasi tutti hanno almeno una parte esplosa. Avevo un'idea del tutto diversa di questo terremoto. Credevo avesse preso soltanto il borgo storico, o le frazioni più antiche. Non è così. Tutto è stato attraversato dalla scossa. Dovevo venire qui. E il motivo me lo ricordano subito: "Te lo sei ricordato che sei un aquilano..." mi dicono. L'Aquila fu una delle prime città anni fa a darmi la cittadinanza onoraria. E qui se lo ricordano e me lo ricordano, come un dovere: presidiare quello che sta accadendo, raccontarlo. Tenere memoria. Mi fermo davanti alla Casa dello studente. In questo terremoto sono morti giovani e anziani. Quelli che a letto si sono visti crollare il soffitto addosso o sprofondare nel vuoto e quelli che hanno cercato di scappare per le scale, l'ossatura più fragile del corpo d'un palazzo. I vigili del fuoco mi fanno entrare ad Onna. Sono fortunato, mi riconoscono, e mi abbracciano. Sono sporchi di polvere e soprattutto fango. Non amano che si ficchino i giornalisti dappertutto : "Poi li devo andare a pescare che magari cade un soffitto e rimangono incastrati" mi dice un ingegnere romano Gianluca che mi fa un regalo che avrebbe fatto impazzire qualsiasi bambino, un elmetto rosso fuoco dei Vigili. Onna non esiste più. Il termine macerie è troppo usato. È come se non significasse più nulla. Mi segno sulla moleskine gli oggetti che vedo. Un lavabo finito a terra, un libro fotocopiato, un passeggino, ma soprattutto lampadari, lampadari, lampadari. In verità è quello che non vedi mai fuori da una casa. E invece qui vedi ovunque lampadari. I più fragili, gli oggetti che per primi hanno dato spesso inutilmente l'allarme del terremoto. È una vita ferma e crollata. Mi portano davanti la casa dove è morta una bambina. I vigili del fuoco sanno ogni cosa. "Questa casa vedi, era bella, sembrava ben fatta, invece era costruita su fondamente vecchie". Si è fatto poco per controllare... La dignità estrema di queste persone me la raccontano i vigili del fuoco: "Nessuno ci chiede niente. È come se per loro bastasse essere rimasti in vita. Un vecchietto mi ha detto: mi puoi chiudere le finestre sennò entra la polvere. Io sono andato ho chiuso le finestre ma alla casa mancano tetto e due pareti. Qui alcuni non hanno ancora capito cosa è stato il terremoto". Franco Arminio uno dei poeti più importanti di questo paese, il migliore che abbia mai raccontato il terremoto e ciò che ha generato scrive in una sua poesia: "Venticinque anni dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco. Dei vivi ancora meno". Siamo ancora in tempo perché in Abruzzo questo non accada. Non permettere che la speculazione vinca come sempre successo in passato è davvero l'unico omaggio vero, concreto, ai caduti di questo terremoto, uccisi non dalla terra che trema ma dal cemento.

© 2009 by Roberto Saviano -


Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency
(14 aprile 2009)

martedì 14 aprile 2009

ANCORA SUL TERREMOTO IN ABRUZZO...PURTROPPO




Scusate io apro il blog tutti i giorni e mi riprometto di ricominciare a postare ricette, come si addice ad un blog di cucina...ma non ce la faccio, faccio i miei giri sui blog e siti che ho scoperto da pochi giorni e non posso fare a meno di ... rimanere ... senza parole...
































http://www.byoblu.com/post/2009/04/10/Alla-protezione-civile-sanno.aspx



Questo video è evidentemente arrivato anche al TG5, io l'ho inviato anche a Striscia la Notizia come credo molti altri abbiano fatto ma... se al TG5 ne sanno qualcosa...vi chiedo... ma qualcuno di voi lo ha visto questo filmato su Canale5 o altra rete nazionale?



http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/videodallarete/video704.shtml

E poi leggo...rileggo...


pag. 231..."Il potere dei clan rimaneva il potere del cemento. Era sui cantieri che sentivo fisicamente, nelle budella, tutta la loro potenza."

pag. 235..."L'imprenditore italiano che non ha i piedidel suo impero nel cemento non ha peranza alcuna. E' il mestiere più semplice per far soldi nel più breve tempo possibile, conquistare fiducia, assumere persne nel tempo adatto d un'elezione, distribuire salari, accaparrarsi finanziamenti, moltiplicare il proprio volto sulle faciate dei palazi che si edificano."

pag236..."La concretezza del cemento e dei mattoni è l'unica verà materialità che le banche italiane conoscono." [...] Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz'Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova. Ora non è più il fiume che va al mare, ma il mare che entra nel fiume."

E così chiudo...

PIER PAOLO PASOLINI: "IO SO. IO SO I NOMI DEI RESPONSABILI"

Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.
Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di romanzo" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile. Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Pier Paolo PasoliniBologna, 5 marzo 1922 - Ostia, Roma, 2 novembre 1975

domenica 12 aprile 2009

CON LA SPERANZA NEL CUORE VI AUGURO UNA BUONA PASQUA...


E' Pasqua stamattina

E' Pasqua stamattina,

è Pasqua, mio Signore!

Per questo la collina
si sveglia tutta in fiore.

L'argento degli ulivi
illumina i declivi;

ogni fontana aspetta
con l'acqua benedetta;

campane e campanelle
sono tutte sorelle

festose, umili, chiare
cominciano a cantare.

Come ho fatto anche a Natale mi piace farvi gli auguri con la poesia che il mio piccolo Emanuele ha imparato all'asilo e che con voce incerta e trepidante, cerca di ricordare tutta, immaginando di ascoltare la voce di un bimbo, pulita, ingenua e piena di speranza, vi auguro una Buona Pasqua di rinascita all'amore e prego che il Cristo Risorto possa ancora una volta cancellare tutti i peccati dell'Uomo e portare pace e serenità laddove c'è ora solo dolore!

venerdì 10 aprile 2009

AGGIORNAMENTO PER FARVI SAPERE DI ANNA...

Ho saputo che il computer per Anna è già in viaggio...anzi a quest'ora dovrebbe aver raggiunto la destinataria...aspettiamo che lei stessa ce ne dia notizia...per ulteriori informazioni leggete qui...

http://agoradelrockpoeta.blogspot.com/2009/04/news-ultimi-sviluppi.html

http://ineziessenziali.blogspot.com/2009/04/anna_6129.html

AUGURI DI BUON COMPLEANNO A ELLE!


BUON COMPLEANNO SISTER!

giovedì 9 aprile 2009

AGGIORNAMENTO PER AIUTARE ANNA

IO ED ALTRI BLOGGERS VOGLIAMO AIUTARE ANNA, LA PERSONA DI CUI VI HO PARLATO NEL POST PRECEDENTE, HA BISOGNO DI UN PC CON CHIAVETTA PER COLLEGARSI E FARCI AVERE NOTIZIE PERCHè VIVE INMACCHINA E FORSE, AGGIUNGO IO, ANCHE DI UN TELEFONINO NUOVO MA NON SONO SICURA, CHIUNQUE VOLESSE ADERIRE CI SONO PERSONE SERIE CHE SI SONO RESE GARANTI PER CUI FATE UN GIRO NEI LINK CHE VI SEGNALO E POI DECIDETE...
http://vegolosa.blogspot.com/2009/04/per-aiutare-anna-se-deciso-in-questi.html
http://ineziessenziali.blogspot.com/2009/04/anna.html

Chi vuole partecipare potrà versare il suo contributo sul c/c Banca Popolare di Novara presso filiale di Roma N. 2 Piazza Dante
Codice SWIFT: NVRBIT21062
IBAN IT34C0560803202000000002727
CIN C
ABI 05608
CAB 03202
C/C 2727 INTESTATO a Marina Pierani

Io per prima ho deciso, nei post precedenti di non elencare tutta la sfilza di associazioni che si sono fatte avanti e che chiedono soldi per aiutare i terremotati perchè io in prima persona non mi fido di nessuno, ora però è successa questa cosa particolare, abbiamo contattato Anna in prima persona, la mia amica Elle ci ha parlato e ci sembra una persona degna ma capisco se ci saranno persone scettiche...sia io che Elle abbiamo deciso di fidarci ma è ovvio che non ci possiamo mettere la mano sul fuoco, non me ne vogliano Anna e Marina che mi auguro con tutto il cuore siano le persone migliori di questo mondo ma per dovere verso i lettori del mio blog mi sono sentita di fare questa precisazione...si cerca di fare qualcosa...speriamo bene..